SENS

Shakespeare’s Narrative Sources: Italian Novellas and Their European Dissemination

Masuccio - Il Novellino (1476)

Novella 33 – Mariotto e Ganozza

 

 

 

 

 

 

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Argomento.

 

Mariotto Sannese innamorato de Giannozza como micidiale

se fugge in Alessandria, Giannoza se finge morta, et da

sepoltura tolta, va a trovare l’amante, dal quale sentita la sua

morte per morire anco ei ritorna a Siena, et conosciuto è

preso et tagliatoli la testa. La donna no ’l trova in Alessandria,

ritorna a Siena, et trova l’amante decollato, et ella sopra ’l suo

corpo per dolore se more.

 

Allo illustrissimo signore duca de Malfi.

Novella xxxiii.

 

Essordio:

 

Quanto sono più adversi et infelici li variati casi d’amore,

tanto più appassionati et suavi amanti se dee de quelli

scrivendo dare notizia. Et perché ha gran tempo che ho

conosciuto te illustrissimo mio Signor, non solo negli

amorosi lacciuoli avolto, ma saviamente amando

prudentissimo, mi è già piaciuto de uno piatosissimo

accidente de dui miseri innamorati donarte pieno aviso,

acciocché con la tua accostumata prudenza et

accumulatissime virtù doni giusta al tuo parere sentenza

quali de essi, ogni loro effetto considerato, più ferventemente

amasse.

 

Narrazione.

 

In questi dì da un tuo sannese de auttorità non picciola fu

tra certe leggiadre madonne raccontato che non è già gran

tempo che in Siena fu un giovane de bona famiglia,

costumato et bello, Mariotto Mignanelli nominato, il quale

essendo fieramente innamorato d’una leggiadra giovanetta,

chiamata Giannoza, figliola d’un notabile et molto istimato

cittadino et forsi de casa saraceni, in presso di tempo ottenne

d’essere da lei altresì ardentissimamente amato.

           Et avendo più tempi pasciuti gli ochii de li soavi fiori

d’amore, desiderandosi per ciascuno gustare gli suoi

dolcissimi frutti, et cercate più et diverse vie et niuna cauta

trovandone, la giovane, che non era meno prudente che bella,

deliberò occultamente prenderlo per marito, a tale che se

contrarietà de fatti il godere loro fosse interdetto, avessero

avuto scuto da coprir il commesso errore.

          Et per dare al fatto con opera compimento, corrotto per

danari un frate augustinese mezzo, del quale occultamente

contrasse detto matrimonio, et appresso da sì fatta colorata

cagione pigliatase certa con non meno piacere de l’uno che

dell’altro, interamente adimpìro loro bramose voglie. E

avendo de tal furtivo et licito in parte amore, alquanto con

felicità goduto, avenne che loro prava et inimica fortuna per

contrario tutti gli loroetpresenti et aspectati desideri revolse.

           Et ciò fu che Mariotto un dì venendo a parole con uno

altro orrevole cittadino. Et da parole a fatti in tanto andò la

cosa che Mariotto ferì collui d’uno bastone in testa, della

quale ferita fra brevi dì se morì. Pel quale Mariotto

occultatose et dalla corte con diligenza cercato, et non

trovatose, dal signore et dal potestà non solo fu a perpetuo

essiglio condannato ma gli fu dato bando di rubello.

          Quanto et quale fusse de dui infelicissimi amanti occulti

novelli sposi il supremo dolore, et lo amaro lagrimare per sì

lunga et per loro creder perpetua separazione, chi fosse da sì

fatte punture stato trafitto solo ne porà vero giudizio

donare. Egli fu sì fier et acerbo, che all’ultima dipartenza più

volte l’uno in braccio dell’altro fu per gran spazio per morto

giudicato. Pur dando alcuno loco al dolore, sperando col

tempo per alcuno possibile accidente lo repatriare gli sarìa

concesso, de pari volere deliberò non che da Toscana, ma de

Italia se absentare, et in Alessandria andarsene, ove un suo

socio avea, chiamato ser Nicolò Mignianelli, uomo de gran

trafico, et molto conosciuto mercatante. Et con assai

moderati ordini come se avessero in tanta distanza con

lettere possuti visitare, con infinite lagrime la innamorata

copia se divise.

            El misero Mariotto partito, et d’ogni suo secreto un suo

fratello fatto consapevole, sopra ogni altra cosa caramente il

pregò che d’ogni accidente della sua Giannozza particulare e

continovo il facesse avisato, et con li dati ordini intrato in

camino verso Alessandria se aviò, ove a convenevole tempo

giunto et trovato el barba, et da lui lieto et amorevolmente

recevuto, d’ogni suo passato affare il fe’ capace, el quale come

a prudentissimo con ricrescimento ascoltando non tanto el

caso del commesso micidio, quanto del avere a tanto

parentato offeso, et conoscendo che ’l reprendere de le cose

passate poco più che nulla giovava, se ingegnò con lui

insieme darsene pace, et pensar col tempo d’alcuno

opportuno rimedio provedere. Et postogli de suoi traffichi tra

le mani, più et più tempi appresso di sé con gran passione, e

quasi continovo lagrimare il sostenne, perché non era veruno

mese che con più lettre non fosse, et dalla suoa Giannozza e

dal fratello visitato, el che a si fiero caso et in tanta absenzia

era a ciascuna delle parte mirabile satisfazione.

             Et in tali termini stando la cosa, avenne che essendo el

padre de Giannozza da molti molto rechiesto, et infestato de

maritarla, et con diverse colorate cagione niuna accettandone,

alla fine essendo dal padre astretta a pigliare marito tale che ’l

negare non averia avuto luogo, era da sì fiera battaglia la sua

afflitta mente de continovo inquietata, et in maniera che la

morte più che tale vivere le seria stata carissima, et oltre ciò

avendo ogni speranza del ritornare del suo caro, et occulto

marito trovata vana, et che ’l palesare al padre la verità del fatto

nulla arìa giovato, anzi de maggiore sdegno gli sarìa stato

cagione, propose con un modo non che strano ma pericoloso et

crudele et forsi mai udito racontare, ponendo l’onore et la vita

in periglio a tanti mancamenti sodisfare e d’animosità grande

aitata, avendo al padre resposto contentarse d’ogni suo piacere

subito mandò per il Religioso primo tramatore del fatto, al

quale con gran cautela discoperto ciò che de fare intendeva, el

rechiese che del suo aiuto le fosse favorevole.

           El quale ciò sentito come et già de loro costumi alquanto

ammirato, timido et lento mostrandosi, ella con la virtù e

incantesmo de messer San Giovanni Boccadoro il fe’ ardito e

gagliardo devenire a volere con virilità l’impresa seguir. E per

la pressa che gli cacciava, el frate andò prestissimo et egli stesso

come ad esperto nel mestiero compose una certa acqua con

certa composizione de diverse polvere, terminata in maniera

che bevuta la arebbe non solo per tre dì fatta dormire, ma de

essere da ciascuno per vera morta giudicata.

             Et alla donna mandata, la quale avendo primo per uno

corriere aposta il suo Mariotto, de quanto fare intendeva,

pienamente informato, et dal frate l’ordene de ciò se aveva da

fare inteso, con gran piacere quella acqua se bee, et non

doppo molto spazio gli venne un stupore sì grande che per

morta cascò in terra, de che le suoe fante con grandissimi

gridi, fero il vecchio padre con altre assai brigate al rumore

correre, et trovata la sua unica, et da lui tanto amata, figliuola

già morta, con dolore mai simile gustato, fatti venire

prestissimo medici con ogni argomento da revocarla in vita,

e niuno valendoli, fu da tutti tenuto per fermo ella dalla

giozza et sopravenutali fusse morta.

            Tutto ’l dì et la seguente notte in casa con diligenza

guardatala, et niuno segno se non de morta conoscendo, et con

infinito dolore dell’afflitto padre pianti et ramarichi de parenti,

et de amici et generalmente de tutti sannesi, con pompose

essequie in uno onorevole sepulcro in santo Augustino fu il dì

sequente sepolta.

             La quale in su la mezzanotte fu dal venerabile frate

con l’aiuto d’un suo compagno secondo il preso ordine dalla

sepoltura tratta, et alla sua camera condotta, et appressandose

già l’ora che ’l terminato beveraggio avea il suo corso

consumato, con foco et altri necessarii provedimenti con

grandissima difficultà in vita la redussero, et nel pristino

sentimento retornata ivi a pochi dì travestita in frate con lo

buono religioso a Porto Pisano se condussero, dove le galee

d’acqua morta in Alessandria passando doveano già tocar e

trovato detto passagio in ordine in quelle imbarcaro. E perché

gli maritimi viaggi sogliono essere o per contrarietà di tempi, o

per nove occorrenzie de mercatanzie molto più lunghi, che

non vorrebbono gli vianti, avenne che le galee per diverse

cagione oltre il devuto termine più mesi stettero ad armare.

           Gargano, fratello de Mariotto, per continuare l’ordine

dal caro fratello, lasciato subito con più et diverse lettre de

mercatanti, con ricrescimento grandissimo avea il

disaventurato Mariotto della improvista morte della suoa

Giannozza particularmente informato, et dove et come era

stata pianta, et sepelita, et como non doppo molto il vecchio e

amorevole padre per gran dolore era da questa vita passato.

A quali avisi essendo la adversa et noiosa fortuna assai più

favorevole che al messo della dolente Giannozza non fu, e

forsi per avere agli predetti amanti l’acerba et sanguinosa

morte, che li sopragionse, apparecchiata, per modo tale che ’l

messo de Giannozza fu su una caravella che con frumento in

Alessandria andava, preso da corsali et morto.

            De che Mariotto non avendo altro aviso, che quello per

suo fratello, et per certissimo tenendolo, quanto de tale

acerbissima nova fusse et con ragione dolente et afflitto,

pensalo lectore se pietà alcuna in te regna, el suo cordoglio

fu de tale qualità et natura che de non stare più in vita de

tutto se dispose, al quale né persuasioni, né conforti del suo

caro barba valendoli, doppo il suo lungo et amaro pianto de

ritornarse a Siena per ultimo partito già prese, a tale che se la

fortuna in alcuno atto gli fosse stata benivola a non fare el

suo ritorno sentire et porre travestito a pie’ del sepolcro, dove

egli credea la sua Giannozza essere sepolta, et quivi tanto

piangere che se avessero li suoi giorni terminati, et se per

disgrazia fosse stato conosciuto, giocondissimo reputava lo

essere per micidiale giustiziato, pensando essere già morta

colei che più che sé medesimo amava, et da lei era stato

ugualmente amato.

            Et in tale consiglio firmatose aspettando lo partire

delle galee di veneziani per ponente sanza alcuna parola al

socio dirne, in quelle saliro’ con grandissimo piacere correndo

alla predestinata morte. In brevissimo tempo arrivò in Napoli,

et da quindi per terra in Toscana condottose quanto più presto

poté travestito in peregrino a Siena da niuno cognosciuto se ne

entrò, et a uno non molto frequentato ospitale reparatosi, et

sanza dare di sé alle suoe brigate alcuna notizia, a convenevole

ore se ne andava alla chiesa dove la suoa Giannozza fu sepolta.

Et dinanzi al suo sepulcro amaramente piangeva et volentieri se

avesse possuto sarìa dentro la sepoltura intrato, a tale che con

quello delicatissimo corpo, che vivendo non gli era stato

concesso lo godere, morendo lo avesse col suo eternalmente

accompagnato, et a quello mandare a effetto erano firmi tutti

suoi pensieri. Et non restando de esser al solito dolerse e

lagrimare continovo, avuti per cauta via certi ferri, et una sera

al vespro occultatose dentro la chiesa, la venente notte tanto se

affaticò che avea il coperchio della sepoltura sotto pontelle

posto, et stando per entrare avenne che ’l sacristano andando

per sonare a mattutino, sentì certo rumore, e andato a cercare

quello che fusse, trovò costui a detto essercizio occupato,

perché credendolo ladro che i corpi morti volesse dispogliare,

gridando forte “al ladro, al ladro!” tutti gli frati vi corsero, et

presolo et aperte le porte, et molti e diversi secolari intrativi, et

trovato il misero amante, il quale ancora che tra vilissimi strazi

fosse avolto, fu subito conosciuto essere Mariotto Mignanelli, et

quivi detenuto prima che giorno fusse ne fu tutta Siena repiena.

Et pervenuta la nova alla signoria, comandorno al podestà che

per lui andasse, et presto ne facesse quello che le leggi et le loro

costituzioni comandavano.

            Et cusì preso et ligato fu menato al palagio del podestà,

al quale dato della corda sanza volere molti tormenti recevere

confessò puntalmente la cagione de suoa desperata venuta, el

che ancora che universalmente ogn’uno ne avesse grandissima

compassione, et tra le donne amaramente se ne piangesse,

giudicando colui essere unico al mondo perfetto amatore, et

ciascuna col proprio sangue lo avrebbe ricomparato,

nondimeno fu per lo primo dì della giustizia a perdere la testa

condannato, et cusì al dato termine sanza posser da amici et da

parenti reparare fu mandato ad effetto.

            La infelicissima Giannozza con la guida del detto frate

dopo più mesi con molti et diversi travagli gionta in

Alessandria in casa de ser Nicolò se condusse, allo quale data

conoscenza et dettoli chi era et per quale cagione venuta, e

ogn’altro suo passato accidente racontatoli, fu ad un’ora et de

maraviglia et de ricrescimento repieno, et doppo che

onorevolmente la ebbe recevuta et fattali come a donna

revestire, et al frate dato ultimo comiato, alla disaventurata

giovane disse come, et per quale disperazione per la avuta

nova el suo Mariotto sanza alcuno fargline sentimento s’era

partito, et come per morto egli lo avea pianto, attento che non

per altro che per morir era andato.

            Se ’l presente dolore grande de Giannozza passo, et con

ragione tutti gli altri et suoi dell’amante per adietro avuti ogni

cosa considerata, pensalo chi pensare il sa, et dee però ch’al mio

parere ogni parlare ne sarebbe scarso. Revenuta dunque in sé,

et col suo novello padre consigliatase, doppo più e diversi

ragionamenti de calenti lagrime bagnati, deliberorno ser Nicolò

et ella rattissimamente venirsene a Siena, et o morto o vivo che

Mariotto trovassero con quelli remedii che da tale istrema

necessità erano concessi, al meno al onore de la donna reparare,

et raconciati i fatti suoi il meno male che puoté, revestita la

donna in uomo, trovato buon passagio, et con prospero vento

navigato, in breve tempo alli toscani liti arrivando a Piombino

dismontorno, et di quindi occultamente a un podere de ser

Nicolò presso Siena se condussero, et di novelle dimandando

trovorno il loro Mariotto tre dì avanti essere stato decollato.

            Quale acerbissima nova da loro sentita quantunque

sempre per fermo l’avessero tenuto, nondimeno essendone

fatti certissimi, quanto ambedui insieme et ogn’uno da per

sé remanesse ismorto et afflitto, la qualità del fiero caso ne

sarà giudizio, li pianti de Giannozza erano col forte chiamare

oimè si ardenti che un cuore de marmo arìano commosso a

pietà. Pur essendo da ser Nicolò de continovo confortata,

doppo più savi et pieni de carità consigli deliberorno, de a

tanta perdita solo all’onore de sì gran parentato provedere, e

fare che occultamente la poveretta giovane dentro un

devotissimo monasterio se rechiudesse, et quivi avesse li suoi

infortunii, la morte del caro amante, con la suoa miseria

insieme, fine che ’l vivere gli fosse concesso amaramente

pianto. Et cusì fu con grandissima cautezza fatto, et mandato a

intero effetto, ove essendo sanza dare de sé, se non a

l’abbadessa, alcuna notizia, con intenso dolore et sanguinose

lagrime, con poco cibo et niente dormire, il suo Mariotto de

continuo chiamando in brevissimo tempo finì gli suoi

miserrimi giorni.

 

 

Masuccio.

 

Assai più da passionate donne che da omini virili sarà de

tanti aversi casi avuta doppia compassione, et oltra ciò unico

e ferventissimo sarà da quelle l’amore de Giannozza, et più

che quello de l’amante giudicato. Ma se per aventura se

troverà da tale discussione alcuno che saviamente amasse,

con vera ragione proverà incomparabilmente essere stato

più grande et calente quello del misero Mariotto, per

cagione che, posto che la giovane come a donna adoperasse

cose maravegliose nell’andare a trovare l’amante, pur

commossa dal credere vivo trovarlo et con lui insieme

longamente godere, ma il disaventurato amante sentendola

morta volse prontissimamente non per altro venire, che per

perder la propria vita.

              Ma lasciando ad altri tale pianto, racontarò appresso

un facetissimo caso come un gelosissimo oste ancora che

astuto fusse, condusse la moglie con la suoa medesima

cavalla per cupidità de picciolo guadagno insino alla nave del

giovane che l’amava.